11. IMPOSTAZIONE CRITICA DI COALIZIONE GENERAZIONALE
1. PARTITI E NUOVA CLASSE DIRIGENTE: COALIZIONE GENERAZIONALE evidenzia con determinazione la necessità di un rinnovato ruolo forte dei partiti, anziché di un loro definitivo superamento. L'attuale configurazione dei partiti italiani - più simili a comitati elettorali dominati da piccole elites - è inadeguata e non garantisce a queste fondamentali organizzazioni di svolgere la loro essenziale funzione di tramiti rappresentativi. Il riferimento al "metodo democratico" inserito nella Costituzione ha dimostrato d'essere eccessivamente blando e generico: bisogna fissare le regole di funzionamento interno dei partiti con maggiore precisione, come accade per esempio in Germania, a livello costituzionale o almeno legislativo ordinario. Pensiamo per esempio a una regolazione attenta delle primarie e alle tutele delle pari opportunità. Solo in questo modo, con strutture di partito realmente in grado di formare, selezionare e dare occasioni di emersione ai soggetti più capaci, si potrà tornare a parlare di ricambio della classe dirigente. La democraticità dei meccanismi interni di partito consentirebbe inoltre di evitare discriminazioni sulla mera base delle disponibilità economiche o della fama degli attori politici, mettendo anche i più giovani - solitamente meno "attrezzati" - nelle condizioni di competere e di raccogliere consensi, a tutto vantaggio della democrazia. Siamo contro un sistema non meritocratico di pure cooptazioni. Guarda il video su YouTube
2. SISTEMA ELETTORALE: COALIZIONE GENERAZIONALE sostiene la necessità di riforma del sistema elettorale, in senso proporzionale alla tedesca (con sbarramento al 5%) o maggioritario alla francese (con doppio turno). Entrambe queste soluzioni consentirebbero una più efficace governabilità del Paese, riducendo la presenza e il peso delle forze troppo piccole o estreme. Quanto detto a proposito dei sistemi di democraticità interna dei partiti, logicamente, porta a sconsigliare meccanismi quali le quote-rosa o le quote-giovani: trucchi inutili se in presenza di partiti sani, solidi e rappresentativi. Un'analoga analisi, con le medesime premesse sulla "salute" dei partiti, va fatta circa le preferenze: COALIZIONE GENERAZIONALE non è contraria alla loro reintroduzione, ma richiama l'attenzione sul fatto che spesso l'espressione di preferenze verso singoli nomi, nelle liste, non va a vantaggio dei candidati con meno mezzi materiali (spesso giovani) premiando invece in molti casi gli investimenti economici più ingenti e i legami clientelari.
3. SVILUPPO ITALIANO: COALIZIONE GENERAZIONALE sostiene l'urgenza di grandi riforme, che modifichino strutturalmente gli assetti industriali e finanziari del Paese. La nostra analisi muove dalla constatazione che - con l'avvento della globalizzazione e della conseguente dimensione "liquida" dell'economia - non ha più senso parlare di paesi sviluppati e di paesi in via di sviluppo: ogni nazione deve considerarsi continuamente in via di sviluppo (Bauman) e quindi bisognosa non solo di libero mercato ma anche di correttivi e controlli da parte dello Stato, con una impostazione definibile "neo-keynesiana" (Stiglitz). Il sistema produttivo italiano è arretrato e in declino, sopravvive grazie alle rendite: da un lato dobbiamo insistere per l'attuazione di politiche settoriali che incentivino l'innovazione e la produttività delle imprese italiane, ricreandone la buona competitività sul mercato globale. E' inutile continuare a fabbricare t-shirts o bulloni, con i giganti asiatici ormai in gioco, mentre è sensato puntare sulle produzioni a più alto valore aggiunto in comparti quali la chimica, l'elettronica di precisione, l'informatica, i servizi tecnologici avanzati, le cosiddette "industrie verdi" e le fonti energetiche rinnovabili. Da rilanciare inoltre un turismo di alta qualità e di potente richiamo internazionale. Naturalmente, va sostenuto il made in Italy della moda e dell'enogastronomia, settori che tuttavia non basterebbero mai, da soli, a farci competere con le economie emergenti. Dall'altro lato, sembra indispensabile dotare l'Italia di infrastrutture e trasporti che giustifichino lo sviluppo e gli investimenti, con nuove reti materiali e immateriali. Autostrade più grandi, collegamenti ferroviari ad alta velocità, un trasporto aereo nazionale efficiente e sano (che non perda 1 milione di euro al giorno e possibilmente di proprietà italiana), porti e aeroporti in grado di trasformare i nostri scali in veri e propri HUB del mercato euro-asiatico. Ma sono necessarie anche reti di trasmissione-dati ad alta e altissima velocità, l'avvento del sistema Wi-Max e la copertura con adsl dei tanti Comuni che in Italia ancora non ne sono raggiunti. Una informatizzazione e uno snellimento della Pubblica Amministrazione sono condizioni di base per aprire le porte allo sviluppo. Infine, siamo a favore di una massiccia e autentica liberalizzazione di mercati primari per l'economia italiana (energia, comunicazioni, trasporti, servizi pubblici locali). Tutto questo, mentre un debito del 107% sul PIL mette a repentaglio la tenuta economica dello Stato e il futuro delle nuove generazioni, che dovranno pagare prezzi enormi per le spese folli del passato. Rifiutiamo proposte demagogiche quali la riduzione fine a sé stessa dell'imposizione fiscale. Per quanto concerne le nuove imprese e in particolare l'imprenditoria giovanile, sosteniamo con forza la necessità di interventi che non siano di facciata o irrilevanti (come microcrediti di poche migliaia di euro, che andrebbero bene in Paesi poverissimi) bensì radicali e realmente motivanti: per esempio, la predisposizione di un Fondo di Garanzia per i giovani neo-imprenditori e dei relativi accordi con il sistema bancario, affinché le nuove generazioni siano incoraggiate e facilitate nell'ottenimento del credito per la creazione d'impresa. Inoltre, sarebbero decisivi gli esoneri dai minimi contributivi Inps (spesso delle autentiche "strozzature" per le giovani start-up commerciali). Guarda il video su YouTube
4. PRECARIETA' DEL LAVORO E WELFARE: COALIZIONE GENERAZIONALE è consapevole che buona parte dei ragionamenti sulla flessibilità/precarietà del lavoro non si risolvono senza sanare e trasformare il sistema produttivo, che ne costituisce la base. Senza buone imprese, non c'è buon lavoro. Tuttavia, evidenziamo anche una serie di mancate scelte a favore o, peggio, di scelte prese contro la categoria dei più giovani e precari. Si può fare qualcosa, in Italia, malgrado le difficoltà economiche di fondo. In primis, non riservando alle sole nuove generazioni lo status di "flessibili", facendo scelte politiche di condivisione inter-generazionale della elasticità lavorativa. In secondo luogo, ponendo le basi per un sistema di welfare più moderno, "delle opportunità", che consenta ai giovani di non restare stagisti a vita, di mettere a frutto con nuove formazioni professionali i momenti di stand-by lavorativo, di reggere al contraccolpo rappresentato da una improvvisa perdita del reddito. A questo, si aggiunga una constatazione preoccupante: più della metà dei giovani precari risulta oggi al servizio della Pubblica Amministrazione, dove invece resistono - come testimoniano innumerevoli e seri studi (cfr. Ichino, Cazzola) - importanti sacche di personale improduttivo e inamovibile, di età sicuramente più avanzata. Un ulteriore aspetto di ingiustificata penalizzazione dei giovani lavoratori è la progressiva dequalificazione del lavoro, con stipendi troppo bassi e una strisciante proletarizzazione del ceto medio italiano di domani (Generazione 1000 euro). Infine, i contributi alla famiglia: assegni, deduzioni, detrazioni e servizi (come asili nido) che, sul modello tedesco, diano ossigeno e prospettive ai giovani nella creazione di nuovi nuclei familiari con figli, per tornare ad una crescente natalità, per superare la crisi di progettualità e di futuro delle nostre generazioni. In buona parte, tutti questi punti possono e devono essere affrontati con politiche che distribuiscano in maniera più equa gli sforzi tra i vari strati della "società anagrafica" italiana. Guarda il video su YouTube
5. PENSIONI: COALIZIONE GENERAZIONALE constata con preoccupazione come una valanga di centinaia e centinaia di miliardi di euro si prepari a travolgere il sistema pensionistico italiano, nei prossimi anni. Questo denaro, che dovrà essere pagato in toto da chi oggi ha meno di 40 anni, rischia di innescare una grave crisi economica e sociale nel Paese. Le nostre generazioni dovranno farsi carico del mantenimento dei più anziani con proporzioni di spesa che porteranno molti milioni di persone, ora giovani, verso livelli di vera e propria povertà. Per questo è urgente una riforma che corregga, attuandola, la legge Dini e al contempo imponga un'età pensionabile più alta, certamente oltre i 60 anni e magari non discriminata per sesso. Per non impedire il ricambio generazionale e tuttavia fare i conti con la più elevata età di abbandono del lavoro, COALIZIONE GENERAZIONALE sottolinea l'esigenza di una profonda riflessione circa le soluzioni da applicare alla "ageing society": soluzioni che consentano di mantenere il contributo produttivo dei più anziani, insieme favorendo l'assunzione di responsabilità e la qualificazione professionale dei più giovani. Guarda il video su YouTube
6. RIFORMA DELLE PROFESSIONI: COALIZIONE GENERAZIONALE appoggia l'idea di una revisione delle professioni, con una ragionata e generalizzata (ma non indiscriminata) apertura dei relativi mercati e degli accessi agli Ordini (ad esempio sul modello spagnolo). In Italia, ai fini di tutelare e "blindare" le condizioni sociali ed economiche di determinate categorie professionali, si è arrivati alla creazione di vere e proprie caste, dannose se si vogliono professionisti più giovani e meglio preparati. Siamo inoltre a favore della eliminazione del valore legale del titolo di studio, come avvenuto in diversi Paesi europei, affinché la competizione debba giocarsi sul terreno delle competenze, della bravura, della qualità dei servizi offerti e non delle formalità dei ruoli. Guarda il video su YouTube
7. UNIVERSITA' E RICERCA: Introdurre criteri meritocratici sostanziali nelle Università italiane, premiando le ricerche di maggior valore e superando inutili baronati, è uno degli obiettivi principali sostenuti da COALIZIONE GENERAZIONALE. La creazione di un Fondo per l'Innovazione ad hoc, come si vuole realizzare su scala globale ad opera della Banca Mondiale e dell'ONU nei confronti della ricerca pubblica/privata, sembra un'idea applicabile anche al microcosmo nazionale italiano. Per quanto riguarda la formazione universitaria, è necessario un sistema più selettivo e maggiormente collegato al mondo economico privato: a tal fine, ha certamente senso orientare i giovani verso facoltà scientifiche, per favorire la formazione di competenze realmente necessarie in un sistema produttivo moderno, ma senza penalizzare quelle artistiche e umanistiche che costituiscono un quid pluris strategico per la presenza italiana nel panorama evolutivo mondiale. Guarda il video su YouTube
8. UNIONE EUROPEA: COALIZIONE GENERAZIONALE crede nel progetto di Stati Uniti d'Europa, condividendo la visione di un federalismo verso l'alto che consenta agli Stati membri di mantenere le proprie differenze e peculiarità, oltre che una propria autonomia istituzionale e un'identità culturale forte ma aperta all'integrazione tra popoli di diverse origini. Sosteniamo la necessità di una conformazione europea più vicina ai cittadini-elettori, con l'accentuazione dei caratteri democratici nella scelta dei rappresentanti e nell'esercizio dei compiti di governo. Siamo a favore di una UE dotata di personalità unitaria e ben definita nelle materie di politica estera, energetica e commerciale internazionale.
9. INTEGRALISMI E INTEGRAZIONE: COALIZIONE GENERAZIONALE, in linea con quanto sostenuto a proposito della UE, contesta ogni forma di estremismo, sia esso di tipo religioso, culturale, politico. Sostiene inoltre fermamente il valore imprescindibile della laicità degli Stati. Non può quindi che disapprovare fenomeni di violenza politica e di integralismo, ovunque questi si verifichino. Per esempio, COALIZIONE GENERAZIONALE ha aderito alla campagna contro le posizioni illiberali e negazioniste dell'attuale regime iraniano, manifestando la propria solidarietà verso gli studenti di Teheran che contestarono - nel dicembre 2006 - il presidente Ahmadinejad, scomparendo subito dopo. Quanto all'immigrazione in Italia, crediamo necessaria un'integrazione che non sacrifichi i diritti umani e le diversità culturali di origine (sul modello inglese), ma nemmeno rifiuti i principi di osservanza della legalità e di rispetto delle culture ospitanti (sul modello francese).
10. COSTITUENTE: Crediamo nella somma validità dei principi contenuti nella Carta Costituzionale, ma non pensiamo che questa sia intangibile e irriformabile a tutti i costi, laddove ciò avvenga in modo responsabile e senza stravolgimenti. Questo significa disapprovare le modifiche fatte a colpi di maggioranza, ma anche insistere affinché si creino le condizioni per una revisione della Costituzione il più possibile armonica, partecipata e condivisa: attraverso l'istituzione di un'Assemblea Costituente, che permetta di riscrivere le regole del gioco senza strappi e con animo politico costruttivo. Un'Assemblea alla quale contribuiscano anche i rappresentanti delle nuove generazioni, rinnovando così quello spirito costituente e quel sentimento di impegno civile che furono alla base della nascita repubblicana. Crediamo che la Carta, con le dovute prudenze, possa e debba essere integrata anche nella sua prima parte, quella dei princìpi, adeguandola alle nuove esigenze della modernità; quanto agli assetti amministrativi dello Stato, non ci convince un federalismo moltiplicatore di costi, anzi appoggiamo l'idea di eliminare enti e strutture inutili (ad esempio le Province) e di snellire lo Stato burocratico a favore di una più sensata integrazione verso l'alto, trovandoci nel contesto europeo (v. sopra) e confrontandoci con le problematiche anche amministrative causate dalla globalizzazione. Guarda il video su YouTube
11. IMPOSTAZIONECRITICA: COALIZIONE GENERAZIONALE non guarda con particolare entusiasmo ai provvedimenti con forte impatto demagogico, giovanilista e a bassa intensità riformatrice. Crediamo fuorviante parlare ai cittadini (in particolare agli under35) di riduzione delle tasse a pioggia, di deduzioni dei costi delle palestre, di eliminazione dei costi di ricarica dei cellulari, di finanziamenti ad iniziative imprenditoriali giovanili per importi irrisori o comunque di stanziamenti oggettivamente bassi (se confrontati con i numeri di una Legge Finanziaria) a favore delle nuove generazioni. Ci piacerebbe ottenere meno centri sociali e più incubatori d'impresa. Crediamo che tutti questi piccoli provvedimenti siano sì utili, ma solo se presi come contorno di grandi e profonde riforme che riportino a investire sui più giovani, scommettendo sulle loro potenzialità e quindi sul futuro del Paese.